Le uova biologiche e l’allevamento intensivo

dal sito seoguru.it

Meglio un uovo oggi e una gallina domani. E’ una affermazione, per prendere atto di cosa comporta oggi il consumo di uova di gallina.

Secondo gli ultimi dati forniti dalla LAV – Lega Anti Vivisezione, nel 2008 sono state prodotte in Italia circa 12 miliardi e 952 milioni di uova. Il consumo totale è stato pari a 12 miliardi e 991 milioni, di cui 62% è stato acquistato direttamente dai consumatori, per un consumo pro capite pari a circa 150 uova. L’industria e la trasformazione hanno assorbito il restante 38% , con un consumo pari a 74 uova pro capite, attraverso pasta, dolci e prodotti trasformati.
Il consumo finale medio per ogni cittadino italiano è  di 224 uova, valore corrispondente alla media del consumo pro capite europeo. Sono cifre importanti, e dal 2004 è previsto un sistema di etichettatura per la tutela del consumatore, stampigliato sul guscio, che identifica: Continue reading

Accesso all’energia e alimentazione: i benefici delle rinnovabili

Ale. Far. su greenreport.it

«L’energia può affrancare i popoli dalla fame in maniera sostenibile incrementando l’uso di fonti rinnovabili prelevate dall’ambiente in modo razionale, così da non compromettere la biodiversità e da garantire costantemente le condizioni perché queste risorse possano riprodursi».Lo sostiene Claudia Sorini dell’Università degli Studi di Milano, intervenendo alla giornata di confronto sul tema “Il ruolo dell’energia nel benessere e nella sicurezza alimentare” organizzata da EnergyLab, Politecnico di Milano e Master Ridef in collaborazione con Expo 2015. Ma visto che si parla di fame e di popolazioni in via di sviluppo, ci sarebbe piaciuto se oltre che al ruolo benefico che l’energia rinnovabile può giocare, si fosse almeno accennato sia all’altrettanto ruolo fondamentale che gioca la materia – i Paesi in via di sviluppo hanno le più grandi risorse del pianeta ma con un ritorno in termini economici risibili, troppo spesso superato e di molto dagli scarti che invece ritornano sotto forma dei rifiuti dell’occidente – e anche della speculazione finanziaria, che affama questi popoli più della difficoltà di approvvigionamento energetico. Capiamo l’incontro è promosso dalla fondazione no profit EnergyLab, che si propone di promuovere ricerca, sviluppo e divulgazione nel settore dell’energia, ma siccome si propone con gli stessi obiettivi per l’ambiente, confidiamo che nei prossimi eventi vengano introdotti i due fondamentali argomenti. Continue reading

L’utopia frugale

La sfida di Latouche “Così si può costruire una società solidale”. Il teorico della decrescita felice ha appena pubblicato un nuovo saggio. Dove spiega come siano possibili modelli di vita alternativi “Stiamo finendo le risorse naturali e dobbiamo porci il problema. Le vecchie teorie non servono più: occorre ripensare a tutto il sistema” “Non sono per l´austerità: vorrei riuscire a sottrarre l´ecologia a chi la sta trasformando in una serie di tesi conservatrici”
Marino Niola su www.perterra.org

«Un certo modello di società dei consumi è finito. Ormai l’unica via all’abbondanza è la frugalità, perché permette di soddisfare tutti i bisogni senza creare povertà e infelicità». E’ la tesi provocatoria di Serge Latouche, professore emerito di scienze economiche all’Università di Paris Sud, universalmente noto come il profeta della decrescita felice. Il paladino del nuovo pensiero critico che non fa sconti né a destra né a sinistra sarà a Napoli dal 16 al 20 gennaio, ospite della Fics (Federazione Internazionale Città Sociale) e protagonista del convegno internazionale “Pensare diversa-mente. Per un’ecologia della civiltà planetaria” organizzato dal Polo delle Scienze Umane dell’Università Federico II. Il tour italiano dell’economista eretico coincide con l’uscita del suo nuovo libro Per un’abbondanza frugale. Malintesi e controversie sulla decrescita (Bollati Boringhieri). Un’accesa requisitoria contro l’illusione dello sviluppo infinito. Contro la catastrofe prodotta dalla bulimia consumistica. Continue reading

Deportazione Terzo Millennio

Mark Tran sul Guardian
L’uso “efficiente” delle superfici agricole in Africa fa spostare con la forza intere popolazioni dai territori che abitano. The Guardian, 17 gennaio 2012 (f.b.)
Titolo originale: Thousands ‘forcibly relocated’ in Ethiopia, says HRW reportScelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Il governo etiopico sta spostando forzosamente decine di migliaia di persone nella remota regione occidentale di Gambella, agli abitanti dei villaggi viene spiegato che questo si deve all’affitto di vaste superfici concesso a operatori agricoli privati, come riferisce una associazione per i diritti umani.
Secondo il rapporto Waiting for Death di Human Rights Watch i trasferimenti di persone nell’ambito del programma cosiddetto villagisation avvengono senza consenso e indennizzo. Le persone vengono spostate in luoghi privi di adeguato sostentamento, servizi sanitari, scuole. E non sono mancate minacce, aggressioni, arresti del tutto arbitrari, per chi oppone resistenza. Human Rights Watch l’anno scorso ha condotto fra maggio e giugno cento interviste in Etiopia, e fra abitanti di Gambella fuggiti nei campi profughi del Kenya, rilevando ripetute e “generalizzate” violazioni di diritti in ogni fase del programma.

“Il programma di villaggizzazione del governo etiopico non migliora certo la condizione dei servizi per le popolazioni indigene di Gambella, mettendone invece a repentaglio qualità della vita e sopravvivenza” spiega il direttore europeo dell’associazione Jan Egeland. “Si devono sospendere le operazioni fino alla predisposizione dei servizi indispensabili, adeguate consultazioni con gli abitanti e indennizzi per la perdita dei terreni”.
Gambella è grande come il Belgio, ha una popolazione di 307.000 persone, principalmente indigeni Anuak e Nuer. Il suolo fertile interessa gli investitori anche internazionali, che hanno affittato a prezzi convenienti ampie superfici. Complessivamente in Etiopia dal 2008 al gennaio 2011 si sono affittati così almeno 3,6 milioni di ettari. Continue reading

INCIDENTE ISOLA DEL GIGLIO, WWF: “MAGGIORI GARANZIE PER TUTELARE LE AREE SENSIBILI”

Il WWF scrive al ministro dell’Ambiente e chiede un tavolo di confronto con tutti gli operatori del mare
Ogni anno nel Santuario dei Cetacei 10.000 transiti commerciali e 70 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi

Con una nota inviata al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il WWF solleva con forza il problema del controllo delle rotte all’interno del Santuario internazionale dei Cetacei e chiede un atto di verità e coerenza perché venga avviata una gestione reale, e non puramente formale, in un’area marina preziosa per la biodiversità, interessata ogni anno da oltre 10.000 transiti commerciali (non considerando quindi le imbarcazioni private), senza alcun obbligo di rotte certe e senza alcun riscontro satellitare costante, mentre l’unica attività ad alto impatto veramente vietata è quella delle gare motonautiche offshore.

In assenza di regole basilari che sono state troppe volte rinviate, il Santuario dei Cetacei, istituito nel 1999, non è in grado di tutelare adeguatamente i propri beni ambientali e paesaggistici, e perde totalmente la sua ragion d’essere, tanto da poter essere dichiarato un sostanziale fallimento. Ne sono gli esempi più recenti il drammatico incagliamento della Costa Concordia al Giglio e quanto accaduto all’alba del 17 dicembre 2011, quando l’Eurocargo Venezia della Grimaldi Lines, ha perso due semirimorchi trasportati in coperta, contenenti tonnellate di un catalizzatore al cobalto-nichel estremamente inquinante a sud dell’isola di Gorgona, a una ventina di miglia dalla costa e a una profondità variabile tra i 120 e 600 metri, per un totale di 198 fusti metallici non ancora recuperati. Continue reading

Il codice della natura

Michele Serra su la Repubblica
La tragedia del Giglio può avere una sua utilità se aiuta a capire la complessità della convivenza tra uomini e natura.

La mole immane della Costa Concordia coricata a ridosso del Giglio, quasi appoggiata all´isola in un estremo tentativo di sostenersi, è una delle immagini più impressionanti degli ultimi tempi. È come se solamente il naufragio, e l´adagiarsi in mare, restituisse a quel palazzo galleggiante la sua natura di nave. Una nave, come tutte le navi, sospesa sul mare.

È un mare domestico, quello smagliante di luce dell´arcipelago toscano. Un mare prossimo, che a noi italiani dà un´idea rassicurante e conosciuta, niente affatto esotica, per nulla disorientante. Ma è pur sempre mare: e dunque natura, non solo tecnologia; e caos, non solo economia. Le megastrutture che solcano i sette mari dando ai loro abitanti l´impressione (fallace) di annullare il moto ondoso e il clima, e a qualunque latitudine e longitudine replicano l´orgogliosa sicurezza dell´uomo che ha domato per sempre gli elementi, sono esposte anch´esse – come tutto, come tutti – alla potenza della natura, all´arbitrio del caso e soprattutto agli errori dell´uomo. Continue reading

Rachel Carson e la Primavera dell’Ecologismo

Giorgio Nebbia sulla Gazzetta del Mezzogiorno

Nel 2012 cadono gli anniversari di vari importanti eventi ecologici. Mezzo secolo fa, nel 1962, apparve negli Stati Uniti il primo libro che aprì gli occhi dell’opinione pubblica alla gravità della crisi ambientale: “Primavera silenziosa”, scritto da Rachel Carson.

Dieci anni dopo, nel 1972 si tenne a Stoccolma la conferenza delle Nazioni Unite sull’”Ambiente umano” e nello stesso anno apparve il libro del Club di Roma “I limiti alla crescita”. Il decennio 1962-1972 si può considerare la “primavera dell’ecologia”, l’inizio di una nuova maniera di vedere i rapporti fra gli esseri umani e la natura, raccontati in diecine di libri, in migliaia di articoli.



Rachel Carson (1907-1964), l’autrice di “Primavera silenziosa”, era nata in un paese di campagna della Pennsylvania e si era laureata nel 1929 in biologia. I suoi studi furono dedicati alla zoologia e nello stesso tempo manifestò una grande passione per la divulgazione scientifica con una forte vena poetica; per questo fu assunta nell’ufficio per le attività di pesca e di difesa della natura del Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti. A differenza dei paresi europei, in cui in genere il ministero dell’interno è di fatto il ministero di polizia, negli Stati Uniti al Dipartimento dell’Interno fanno capo le responsabilità per le acque, la pesca, le attività minerarie, le foreste, le riserve indiane. Alla Carson furono affidati compiti di informazione ed educazione nel campo della biologia e della natura.
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