Legumen, La Mappa dei Prodotti della Terra

legumen_banner

 

La terra sta finendo.
Secondo l’ISTAT, dagli anni ’70 del secolo scorso ad oggi l’Italia ha perso una superficie agricola (Superficie Agricola Utilizzata – SAU) pari a Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna messe insieme.

Fino ad ora, la perdita di SAU non si è tradotta in una proporzionale perdita di produzione agricola (e quindi di disponibilità alimentare) in quanto l’introduzione di nuove tecniche ha permesso di innalzare la produttività per ettaro ed intensificare le attività zootecniche: si stima che negli anni ‘50 un ettaro a frumento producesse 1,4 tonnellate mentre oggi ne produce quasi 4, e se negli anni sessanta un contadino si prendeva cura mediamente di 4 animali, oggi deve provvedere alla gestione di circa 26 capi.
Attualmente, tuttavia, l’incremento degli input sul territorio non è più in grado di tradursi in un incremento di produzione.
Ovvero, si è giunti al punto in cui l’applicazione di maggiori quantità di tecnologie attualmente disponibili non corrisponde ad un incremento del rendimento della terra.
Secondo una stima effettuata dal Ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali, l’Italia attualmente produce circa l’80-85% delle risorse alimentari necessarie a coprire il fabbisogno dei propri abitanti. In altre parole, la produzione nazionale copre poco più dei consumi di tre italiani su quattro.

E’ quindi necessario rilanciare l’agricoltura, ma soprattutto la microagricoltura, quella privata, personale, i piccoli orti i piccoli agriturismi. L’Associazione Ecomuseo Borgo la Selva insieme all’associazione Casolenostra hanno perciò avviato un progetto di infrastruttura per il monitoraggio e la distribuzione dei prodotti agricoli. I prodotti, non solo i produttori.
Una mappa sulla quale chi ha prodotto un peperone, un’insalata o un cesto di ciliegie, anche per uso personale, può mettere un segno.
I dati possono essere inseriti con un telefonino, scaricando il programma ushahidi per iPhone o ushahidi per Android e inserire l’indirizzo http://www.legumen.com/legumen.
E’ sufficiente andare nell’orto, fotografare il pomodoro, la mela o i fagiolini e il dato verrà inserito sulla mappa dopo una verifica. I dati possono essere inseriti anche attraverso un modulo sul sito legumen.com.
Chi si trova a passare per un territorio può vedere sul proprio smartphone se nel raggio di pochi chilometri ci sono prodotti da assaggiare, da acquistare o anche semplicemente da conoscere.
Legumen rappresenta la versione elettronica dei cartelli che trovano lungo le strade e che indicano la vendita di prodotti locali.
L’Associazione Ecomuseo Borgo la Selva analizzerà invece i dati e realizzerà delle mappe in in tempo reale per comprendere come siano distribuiti i prodotti e come intervenire per migliorarne la distribuzione. E anche per scoprire luoghi e sapori che sono nascosti tra le pieghe delle nostre colline.

Siamo sicuri che i cittadini, gli agricoltori e le amministrazioni comunali collaboreranno con l’Ecomuseo Borgo la Selva per far crescere una infrastruttura che può rappresentare il punto di partenza per il rilancio della microeconomia agricola. L’esperimento è iniziato.

Appel à projets “Végétalisations Innovantes”

viewmultimediadocument

dal sito www.paris.fr

Cet appel à projets a pour objectif de sélectionner des solutions innovantes en matière de végétalisations de la Ville à travers des projets favorisant la biodiversité, des projets innovants d’agriculture urbaine et des projets en faveur de l’adaptation au changement climatique. Proposez votre projet jusqu’au lundi 3 juin 2013 !

La Ville de Paris s’associe au Paris Région Lab pour lancer un appel à projets dédié à la végétalisation innovante. Elle invite les entreprises et associations à venir expérimenter en grandeur nature leurs solutions expérimentales dans les domaines de la biodiversité, de l’agriculture urbaine et de l’adaptation de la ville au changement climatique. En leur proposant de tester leurs prototypes dans l’espace public et sur les bâtiments, pendant une durée pouvant atteindre 3 ans, Paris entend devenir un laboratoire à ciel ouvert pour imaginer, tester et développer les innovations qui transformeront la ville.

Suivant les objectifs du Plan Biodiversité, du Plan Climat Energie et du Livre Bleu de la Ville de Paris, cet appel à projets a pour but d’encourager et d’accompagner des expérimentations qui permettront aux espèces animales et végétales de s’établir de manière durable, qui participeront à lutter contre les îlots de chaleur et contribueront au rafraîchissement de la ville et au rapprochement entre producteurs et consommateurs. Continue reading

Agricoltura sociale, volontariato e servizi alla persona

volontariatoAl via dall’11 al 14 aprile a Lucca, presso il Real Collegio, la terza edizione del Festival del Volontariato “Villaggio solidale“, promosso dal Centro nazionale per il volontariato, dal Cesvot e dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione.

Vi segnaliamo in particolare l’iniziativa su
“Agricoltura sociale, volontariato e servizi alla persona
che si terrà
venerdì 12 aprile
dalle 9.30 alle 13.30,
Lucca, Real Collegio, sala B
In allegato il programma con le iniziative Cesvot alla manifestazione.
Ai partecipanti saranno distribuite le linee guida per le associazioni di volontariato “Progettare l’agricoltura sociale”
E’ gradita una conferma di partecipazione

Settore Sviluppo delle reti e delle associazioni
Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana
via Ricasoli, 9 – 50122 Firenze
tel: 055 271731 – fax: 055 214720 – numero verde: 800 005363
e-mail: reti@cesvot.it

Food, Fuel, and the Global Land Grab

medium_JF2013_Cover_ForApprovalBy Lester R. Brown (farmlandgrab.org)

Growing demand for food and fuel has put pressure on the world’s agricultural lands to produce more. Now, a trend in “land grabbing” has emerged, as wealthy countries lease or buy farms and agribusiness in poorer countries to ensure their own future supplies. The result may be further economic disparities and even “food wars.”

World grain and soybean prices more than doubled between 2007 and mid-2008. As food prices climbed everywhere, some exporting countries began to restrict grain shipments in an effort to limit food price inflation at home. Importing countries panicked. Some tried to negotiate long-term grain supply agreements with exporting countries, but in a seller’s market, few were successful. Seemingly overnight, importing countries realized that one of their few options was to find land in other countries on which to produce food for themselves.

And the land rush was on.

Looking for land abroad is not entirely new. Empires expanded through territorial acquisitions, colonial powers set up plantations, and agribusiness firms try to expand their reach. Agricultural analyst Derek Byerlee tracks market-driven investments in foreign land back to the mid-nineteenth century. During the last 150 years, large-scale agricultural investments from industrial countries concentrated primarily on tropical products such as sugarcane, tea, rubber, and bananas.

What is new now is the scramble to secure land abroad for more basic food and feed crops—including wheat, rice, corn, and soybeans—and for biofuels. These land acquisitions of the last several years, or “land grabs” as they are sometimes called, represent a new stage in the emerging geopolitics of food scarcity. They are occurring on a scale and at a pace not seen before. Continue reading

Ritorno alla terra: come i giovani cambiano l’agricoltura in Italia

da http://it.finance.yahoo.com

Il mercato respinge i giovani quale che sia la loro formazione e il loro background culturale? La lievitazione dei prezzi del settore alimentare indotta dalle storture della globalizzazione suggerisce il ritorno a un’agricoltura di prossimità e a un sistema produttivo a filiera corta? Ecco allora che questi due trend, apparentemente così distanti fra loro, possono convergere e completarsi vicendevolmente. Sono le elaborazioni di Coldiretti su dati Istat a dirci come il settore con la maggiore crescita occupazionale sia proprio quello agricolo: +10,1% di lavoratori dipendenti nel secondo trimestre 2012. A crescere è stato sia il numero di lavoratori dipendenti (+10,1%) che quello dei lavoratori indipendenti (+2,9%). Ma il dato più interessante è, senza dubbio, il +4,2% fatto registrare dalle imprese individuali condotte da under 35. Attualmente le aziende agricole italiane condotte da imprenditori sotto i 35 anni sono 62mila.

Si tratta di una nuova visione dell’agricoltura, supportata da conoscenze non più limitate alla sola coltivazione. I neo-agricoltori partono dalla produzione agricola, curano la trasformazione del prodotto, la vendita e anche l’esportazione saltando le vecchie intermediazioni. I coltivatori diventano impresari del cibo: chi coltiva la frutta percorre verticalmente tutta la filiera, fino alla vendita. Cambiate le regole del gioco, la green economy continua ad avere bisogno di trattoristi, vivaisti, giardinieri, potatori e innestatori ma necessita, sempre più, di agronomi, laureati in lingue, chimici, biologi e, perché no, anche informatici ed economisti. Secondo un’indagine condotta da Coldiretti/Swg il 36,5% degli agricoltori under 30 ha una scolarità alta (laurea o laureando), il 56% media (scuole superiori), mentre soltanto il 6,5% ha scolarità bassa (scuole medie). Continue reading

Ecco la “banca della terra” per i giovani agricoltori

L’idea è semplice la Regione metterà a disposizione la superficie agricola del demanio, quas i360 mila ettari di superficie agricola

Una vera e propria ‘banca della terra’ per i giovani agricoltori della Toscana: questa l’iniziativa lanciata oggi dall’assessore regionale all’agricoltura, Gianni Salvadori, che ha aperto a Firenze i lavori del convegno “Uso versus Consumo del territorio rurale”, a cui partecipa anche il ministro dell’agricoltura, Mario Catania. L’idea – attualmente all’esame del Consiglio Regionale – è semplice: la Regione metterà a disposizione dei giovani coltivatori le superfici agricole del suo demanio.

Secondo uno studio – presentato nel corso del convegno - sono infatti quasi 360mila gli ettari di superficie agricola utile abbandonati dal 1982 al 2010 in Toscana. La superficie agricola utilizzata nella nostra regione è scesa da oltre 1 milione di ettari degli anni Ottanta ai poco più di 630mila di oggi. “Eppure i giovani che intendono impiantare nuove aziende agricole non trovano terre dove sia possibile farlo – ha detto l’assessore Salvadori – è per questo che la Regione metterà a loro disposizione quelle di sua proprietà e ci faremo ricettori di tutte le istanze di coloro che intendono investire in questo settore”.  Continue reading

Ecomusei: un’importante forma di tutela del paesaggio

dal sito salviamoilpaesaggio.it

Immaginate di trovarvi in un piccolo borgo contadino, dove il tempo e lo spazio sembrano avere trovato una pausa e una dimensione a misura d’uomo.  Trovarvi in un luogo dove il paesaggio e  la cultura materiale con  gli oggetti di uso comune raccontano di tradizioni da tutelare per conservare le proprie radici e stabilire un’identità: potreste trovarvi in un Ecomuseo.

Wikipedia, definisce un Ecomuseo come “un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione”.

O ancora, “un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio“. E’ infatti attraverso la tutela del territorio da parte delle singole comunità e nella valorizzazione delle proprie diversità che queste si rafforzano e trovano un coagulante nella coscienza nazionale. Continue reading

Prodotti Alimentari. Scomparsi i redditi per gli Agricoltori

Franco Scaramuzzi su georgofili.info

Troppo spesso i nostri agricoltori si trovano ormai ad essere schiacciati tra il continuo aumento dei costi di produzione (carburanti, concimi, antiparassitari, manodopera, imposizioni fiscali e burocratiche, ecc.) e la concorrenza dei prezzi più bassi di molte commodities sul mercato globale. Le nostre industrie alimentari sono libere di importare questi ultimi prodotti, creando crescenti crisi per i nostri produttori che, in mancanza di reddito, rinunciano a seminare anche in terreni assai fertili.
Chi importa commodities, per trasformarle in prodotti “Made in Italy”, può ritenere di non avere alcun interesse a tutelare e valorizzare i pregi dei nostri prodotti primari tipici, da sempre legati ai loro territori di origine. Conseguentemente, non ha neppure interesse che vengano rigorosamente applicate norme a tutela di una trasparente tracciabilità delle filiere alimentari, a cominciare dai nostri campi di origine. Qualcuno sembra tentato ad accreditare l’idea che i pregi degli alimenti siano indipendenti dal luogo di origine dei prodotti primari. Ma le nostre millenarie tradizioni sono invece basate su esperienze opposte. D’altra parte, una siffatta tesi non sarebbe sconvolgente soltanto per la nostra agricoltura (basti pensare al vino), ma potrebbe rappresentare un boomerang per la stessa industria alimentare nazionale. I Paesi emergenti che oggi, in virtù soprattutto dei bassi salari, producono a più basso costo le commodities che noi importiamo per miope convenienza immediata, il giorno in cui qualcuno riuscisse a far accettare e divulgare quella tesi non esiterebbero a trasformare loro stessi i propri prodotti primari ed esportarli (anche in Europa), esercitando legittimamente sulle nostre industrie quella stessa concorrenza letale che oggi lasciamo ricadere sugli agricoltori. Continue reading