Megaimpianti a biogas drogano affitto dei terreni agricoli italiani

dal sito AlterEcobiogas campi

megaimpianti a biogas stanno facendo triplicare i prezzi per l’affitto dei terreni agricoli, disincentivando l’ingresso di molti giovani agricoltori nel mercato agroalimentare. Normalmente, infatti, per affittare un ettaro di terreno irrigato in pianura si spende intorno ai 200-300 euro.

Le mire speculative di grandi società che spesso non hanno niente a che fare con il settore primario, volte alla costruzione di grandi impianti a biogas, stanno portando il prezzo a sfiorare persino i 1.500 euro ad ettaro al Nord. Se si è fortunati, l’aumento dell’affitto si arresta al doppio del prezzo normale di mercato, sui 700 euro, che è comunque un aumento esorbitante con la crisi attuale di risorse finanziarie per avviare imprese agricole.

Sul biogas rischia di ripetersi quanto accaduto nel fotovoltaico, dove, è proprio il caso di dirlo, la stalla è stata chiusa quando i buoi erano già scappati. L’unica scelta possibile è quella di privilegiare i piccoli impianti a misura di territorio realizzati dalle aziende agricole per il proprio fabbisogno, utilizzando scarti di coltivazione e liquami degli allevamenti. Il proliferare di megaimpianti a biogas avrà invece l’effetto di “bruciare” ingenti quantità di prodotti destinati all’alimentazione umana e animale, che verranno sostituiti da colture piantate esclusivamente per alimentare le centrali.

La volatilità dei prezzi delle materie prime e la siccità stanno già mettendo a dura prova le imprese agricole italiane, senza che ci si mettano di mezzo anche gli interessi dei grandi produttori di bioenergia. Le agroenergie, precisa la Coldiretti, sono una grande risorsa per ridurre le emissioni e come fonte integrativa di reddito ma vanno gestite bene e con oculatezza, per evitare di passare da un’auspicabile agricoltura multifunzionale ed autosufficiente alla penalizzazione del primario in favore del settore energetico.

Se il cibo ci aiuta a leggere la crisi e costruire il cambiamento

Roberto Burdese su il Fatto Quotidiano

Appartengo alla schiera, che mi sembra sempre più nutrita, di coloro i quali non credono alla ripresa nel 2013 o più in generale a un’uscita dalla crisi nel breve periodo. Non sono un economista e nemmeno un menagramo, anche se di questi tempi non sempre è facile fare distinzioni tra le due categorie. Molto più semplicemente, sono in giro per l’Italia tutto l’anno e vivo a contatto quotidiano con tante realtà e persone diverse. E’ una delle opportunità che ti offre l’essere parte di una rete associativa ampia e diffusa, che oltretutto ha costruito nel corso dell’ultimo decennio forti diramazioni in giro per il mondo, dagli Stati Uniti ai paesi dell’Africa subsahariana.

Sono tra coloro i quali ritengono che da questa crisi non usciremo presto perché essa non è passeggera: si tratta invece di una profonda crisi del sistema che ha dominato per decenni l’economia, la cultura, la società, la politica, e che oggi ha esaurito la sua forza propulsiva perché i suoi fondamentali sono irrimediabilmente compromessi. A partire dall’idea che la crescita può essere infinita perché inesauribili sono le risorse a nostra disposizione. Solo un profondo cambiamentopotrà farci uscire da questa crisi e farci conoscere una nuova stagione di benessere, anche se in forme diverse da quelle che ci siamo abituati a vivere negli ultimi decenni. Continue reading

Miele, un’eccellenza nazionale a rischio estinzione

In Italia nel 2012 si è registrato un calo del 65% causato dalla siccità e dalle importazioni da Cina e Argentina
Marisa Fumagalli sul Corriere della Sera

Ci mancava il miele cinese. Industriale, di scarsa qualità, di basso costo. Niente a che vedere con il nostro, ottimo, miele. In verità, meglio sarebbe parlare di mieli, al plurale. L’Italia è l’unico Paese al mondo a vantarne oltre 50, che attingono alle numerose fioriture mediterranee. Ma la produzione (in media, più di 20 mila tonnellate l’anno) è discontinua, soprattutto a causa delle variazioni meteorologiche; e il rischio è che, pur in un periodo favorevole ai consumi (raddoppiati negli ultimi dieci anni, con 400 grammi pro capite), le insidiose importazioni attacchino il mercato. Per inciso, l’Italia importa annualmente circa 107.000 quintali di miele e il maggior fornitore è l’Argentina. INVASIONE - La paventata invasione degli stranieri, quest’anno, preoccupa ancora di più. Infatti, dopo la felice ripresa (il nostro Paese, tuttavia, nei consumi resta sotto del 35 per cento rispetto alla media europea), il settore sta attraversando un momento difficile: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, il raccolto risulta drasticamente ridotto. Un crollo del 65 per cento, nel 2012, hanno denunciato apicoltori, esperti e istituzioni, durante gli stati generali del settore, convocati recentemente a Montalcino. La primavera piovosa e l’estate torrida hanno influito negativamente su fiori e piante, impedendo di produrre il nettare necessario alle api. Senza contare le malattie devastanti per due delle principali varietà floreali da miele, cioè il castagno e l’eucalipto, attaccati dai parassiti, che li stanno lentamente distruggendo. Ciononostante, poiché la crisi morde, gli apicoltori nazionali (50 mila con 1.100.000 alveari e 55 miliardi di api) sono intenzionati a tener fermi i prezzi, mentre invitano a consumare miele made in Italy.

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Ecuador, il cibo di una volta Per una nuova identità alimentare

Nel piccolo paese sudamericano, così come in tutti gli altri dove l’agricoltura locale è condizionata dagli oligopoli dell’industria alimentare, è in atto una riscossa incoraggiata da Oxfam Italia 1. C’è in gioco il recupero di antiche colture che generino nuove domande e affranchino dalla dipendenza dai colossi multinazionali. La lotta alle monocolture sui terreni sottratti alle piccole comunità di agricoltori
di Carlo Ciavoni e Marco Palombi su la Repubblica

COTACACHI (Ecuador) – Di notte a Quito, che sta a 2800 metri, il freddo ti investe appena si spalanca la porta automatica dell’aeroporto. Ma se la mattina dopo di buon’ora, assieme all’incaricato di Oxfam Italia 2, señor Jesus, si percorrono un centinaio di chilometri verso nord sulla Panamericana, si arriva nella provincia andina dell’Imbabura, a Cotacachi, dove il sole alle 8 picchia già forte, mentre si arrampica su un cielo di un azzurro accecante e irraggiungibile, senza rendere mai l’aria torrida. Continue reading

Pourquoi nous ne comprenons rien à la crise?

dal sito lecercle.lesechos.fr
LE CERCLE. Depuis quelques mois, on voit apparaître des propos d’experts ou de journalistes qui nous parlent de la “sortie de crise” et qui cherchent “le bout du tunnel”. Cinq ans de crise, c’est bien long, et, en général, cela finit par finir !

Donc, on l’attend cette fin de crise, elle doit arriver, elle est -à chaque fois- venue, elle va revenir et on guette -telle soeur Anne dans sa tour- les signes annonciateurs de son retour.

Les experts économiques nous disent maintenant que la reprise de l’activité commencera “le dernier trimestre de 2013″ et nous avons oublié qu’il y a un an -à peine- ils nous parlaient, sûr et confiant en l’avenir, du “dernier trimestre de 2012″. En 2009, ils évoquaient déjà 2010 puis 2011!

La croissance doit revenir, telle la cavalerie, nous sauver de la méchante récession. C’est dans l’ordre des choses et, rivés à nos transistors et à nos écrans, nous répétons tous la même antienne incantatoire.

En attendant, “pour tuer le temps”, nous cherchons les responsables de cet état de fait. A d’autres périodes, on ferait appel à la colère persistante des Dieux pour monter une explication rationnelle crédible. Aujourd’hui, nous sommes plus triviaux. Le commun de la population se contente de râler contre les politiciens et les technocrates : “ils ne font rien” et “ils s’en mettent plein des poches” sont des explications qui évitent d’aller plus loin. Continue reading

Visionaries: In Grave Danger of Falling Food

Visionaries: In Grave Danger of Falling FoodPermaculture is a bit of everything. To some it is architecture, to others, organic farming. Some say it is a philosophy and a way of life, others believe it is their only hope.

Permaculture is a design system, but the engineering principles it follows are those of life. Earth evolved from dust and gas and made in the energy of a huge hydrogen furnace known as the sun, a living system powerful enough to colonize an entire planet was born.

Mollison looked at this process and saw a model. Here was a system that was stable and fertile, yet became ever more complex… and that is how Mollison believes are own environment should be.

Auto elettriche: colonnine obbligatorie in edifici, incentivi in arrivo

A partire dal 1° giugno 2014 gli edifici non residenziali di nuova costruzione dalla superficie di almeno 500 metri quadri dovranno avere una o più colonnine di ricarica per le auto elettriche. Uffici, negozi e altre attività commerciali o industriali, quindi, apriranno la strada alla diffusione delle auto ecologiche.

 

La novità è prevista da un emendamento al Decreto Sviluppo, attualmente in discussione alla Camera, che per incentivare lo sviluppo della mobilità sostenibile stanzia anche 210 milioni di euro in tre anni (dal 2012 al 2014). Soldi pubblici, molto pochi a dire il vero, che serviranno per abbattere i costi sia delle auto elettriche che delle colonnine di ricarica.

Riguardo all’obbligo per gli edifici, invece, nell’emendamento viene previsto che siano le Regioni a normare l’applicazione della legge nazionale. Partendo però dal presupposto che le infrastrutture di ricarica debbano essere sempre considerate opere di urbanizzazione primaria, cioè esenti dal contributo di costruzione. I dettagli sui quali dovranno lavorare le Regioni, invece, riguardano soprattutto le modifiche da apportare agli strumenti di programmazione urbanistica. Bisognerà, in pratica, aggiornare i PRG inserendo il nuovo obbligo per le attività commerciali, industriali e gli uffici. Continue reading

Cows, le “mucche” che trasformano i rifiuti alimentari delle caffetterie Usa in biogas

Il sistema di compostaggio che si ispira alla digestione dei ruminanti

Si chiama Compact Organic Waste System (Cows, cioè mucche, ndr) e si tratta del sistema di compostaggio su piccola scala che un team che si definisce di “entrepreneurial urban cowboys”, una startup del Michigan, vuole mettere nei supermercati e nelle caffetterie in tutti gli Usa. Non si tratta naturalmente dei grossi e placidi bovini che masticano erba, ma di una tecnologia che si ispira ai meccanismi digestivi dei ruminanti.

Cows è un sistema di compostaggio on-site sviluppato da ReGenerate Solutions, una startup formata da studenti dell’università del Michigan che spiegano: «Il digestore anaerobico converte il cibo scartato in metano, imitando il modo in cui nella vita reale le mucche digeriscono il loro cibo: gli organismi anaerobici nei loro stomaci scindono la cellulosa e producono come sottoprodotto il metano. Nel progetto di ReGenerate, il gas metano verrà bruciato per riscaldare l’acqua nello stesso edificio in cui si trova l’apparecchiatura Cows, il processo avverrà attraverso un “closed-loop waste-management system”». Continue reading